Tra Scarti e Successi: Una Guida Pratica all’Economia Circolare

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Laddove alcuni vedono spreco, altri intravedono opportunità di trasformazione…

È il caso di aziende conosciute in tutto il mondo come TooGood ToGo, che è riuscita a salvare oltre 29 milioni di pasti solo nei primi tre anni e mezzo di attività. Altre startups, in via di sviluppo, si stanno attivando in questo campo che risulta essere ancora poco esplorato.

Proprio per questo nel mese di novembre Verona Agrifood Innovation Hub ha assunto il ruolo di catalizzatore, creando uno spazio aperto dove menti curiose si sono incontrate nelle sale di Verona Fiere al fine di immergersi nel mondo dell’economia circolare

Questi seminari, guidati da docenti, ricercatori e imprenditori, hanno creato un ambiente ottimale per apprendere in modo dinamico e coinvolgente.

In questo articolo, vi sveleremo 5 argomenti che abbiamo imparato durante il corso “Gastrotalk di Circular Economy.

Il concetto di “End Of Waste”

“Ogni attività umana genera rifiuti” … è stato il concetto da cui siamo partiti, ci avevate mai pensato? Solo quando un materiale cessa di essere considerato “rifiuto” può diventare una risorsa e solo allora si può raggiungere la fase definita “End Of Waste”. Questo processo richiede delle valutazioni approfondite che vadano a garantire la sicurezza e l’efficacia del materiale per consentirne il riutilizzo. In questo contesto, il packaging svolge un ruolo cruciale. La sua progettazione dovrebbe andare oltre la sua funzione primaria di proteggere il prodotto e dovrebbe essere concepita fin dall’inizio con l’idea di una “seconda vita”. Ciò implica considerare la facilità di smontaggio, riciclabilità e la possibilità di riutilizzo del materiale.

Un packaging progettato per una “seconda vita” può assumere molte forme, come la facilità di essere trasformato in altro, la sua riciclabilità senza perdita di qualità e la possibilità di essere incorporato in nuovi cicli produttivi senza subire degrado. Questo approccio richiede innovazione e creatività nel campo del design, incoraggiando lo sviluppo di materiali e soluzioni che siano al tempo stesso funzionali e eco-sostenibili.

Allo stesso tempo, i consumatori devono essere educati sulla corretta gestione dei rifiuti e sulla necessità di preferire prodotti con imballaggi eco-sostenibili.

La transizione dal Modello Lineare a quello Circolare

Parlare di recupero, riutilizzo e di riciclo dei rifiuti non è mai un argomento banale! Per anni, gli sforzi si sono concentrati sulla riduzione dell’uso delle risorse e sulla gestione degli sprechi attraverso pratiche come l’efficienza, la riduzione degli eccessi di consumo e l’implementazione del concetto dei 3R dei rifiuti: Riduci, Riutilizza, Ricicla. 

Tuttavia queste tattiche, sebbene cruciali, ottimizzano il vecchio paradigma anziché proporre una trasformazione economica più radicale e sistemica, dove i materiali mantengono il loro valore il più a lungo possibile.

L’economia circolare mira non solo a “accorciare la linea”, riducendo l’uso delle risorse e la produzione di rifiuti, ma a “chiudere la linea”, trasformandola in un cerchio senza fine. Questo implica collegare il processo di “prendere” con quello di “gettare”, creando un flusso continuo in cui gli output di un processo diventano gli input di un altro.

La transizione dal paradigma dell’economia lineare a quella circolare deve essere responsabilità sia dal consumatore, che quindi evolve da proprietario del prodotto in questione a utente di servizi, sia dal produttore, che diventa fornitore di servizi e proprietario a lungo termine. Valorizzare ciò che sembra uno scarto, promuove l’innovazione e spinge quindi l’economia circolare.

Il concetto di “Bio-economia circolare”

La seconda settimana di corso ci apre gli occhi su un nuovo concetto, in cui le risorse biologiche diventano il cuore pulsante di un’economia innovativa e circolare. Si tratta di bioeconomia circolare che unisce le forze della natura con la creatività umana per creare una sostenibilità senza precedenti.

La bioeconomia circolare nasce dalla fusione tra la bioeconomia, che utilizza risorse biologiche per produrre cibo, energia e materiali, e l’economia circolare, che mira a ridurre gli sprechi e a valorizzare i rifiuti. Questa fusione crea una sinergia unica, dove migliorare le risorse, ridurre l’impatto ambientale e tagliare la dipendenza dalle fonti fossili diventano gli obiettivi primari. 

In Italia, questo approccio ha preso forma attraverso la creazione di una filiera integrata per le bioplastiche e i biochimici, unendo la chimica verde all’agricoltura. A livello europeo, la strategia per la bioeconomia mira a creare nuovi mercati e catene del valore locali, puntando a rafforzare la competitività e a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.

Dal punto di vista pratico nell’industria agro-alimentare, la bioeconomia rivoluziona la trasformazione di residui e scarti agricoli, dando vita a nuovi prodotti plant-based: mangimi, bioenergie, fonti proteiche alternative, cosmetici, farmaci e bioplastiche. 

L’efficienza energetica diventa motore di competitività, riducendo le emissioni di gas serra, mentre la gestione responsabile degli imballaggi porta a meno spreco e maggior recupero di risorse

Opportunità dell’Economia Circolare nel Settore Alimentare

L’economia circolare nell’industria alimentare trasforma le sfide in opportunità uniche. Esaminiamo queste sfide discusse con gli esperti: 

La stagionalità, spesso vista come un ostacolo diventa un’opportunità quando gestita con intelligenza. I mesi in passato trascurati sono ora dedicati alla produzione e trasformazione, diventando un vantaggio strategico e consentendo un’offerta diversificata e sostenibile in risposta alle esigenze del mercato

La disponibilità delle materie prime, oltre ad essere una necessità operativa, si rivela un’opportunità per coinvolgere più attori del settore. Attraverso una rete più ampia di partner, è possibile garantire un approvvigionamento stabile e sostenibile, contribuendo così al successo dell’economia circolare. 

La scalabilità, di solito vista come una sfida, si trasforma in un’opportunità quando le linee di produzione diventano mobili e capaci di processare non solo il prodotto principale, ma anche altri ortaggi. Questa flessibilità operativa si traduce in una maggiore adattabilità ai cambiamenti del mercato. 

Infine, la peculiarità del prodotto non è solo un attributo, ma diventa il marchio distintivo. L’unicità del prodotto nell’ambito dell’economia circolare alimentare non solo attrae i consumatori ma contribuisce a costruire un brand solido e riconoscibile sul mercato.

Ridurre gli Sprechi Alimentare: il Potere di Ciascuno di Noi

Lo spreco alimentare è un problema complesso che coinvolge ogni singolo consumatore e ogni tassello della catena alimentare. Cambiare la prospettiva da “usa e getta” a “usa e valorizza” è il primo passo. I consumatori possono partecipare attivamente attraverso iniziative come per esempio acquistare prodotti con una breve durata residua a prezzi scontati. Promuovere e sostenere iniziative è anche una forma di attivismo a livello individuale che dimostra la richiesta di pratiche commerciali sostenibili. 

Dall’altra parte le imprese possono assumere una responsabilità etica e ambientale nella gestione degli alimenti invenduti. Adottare pratiche come la donazione di cibo in eccedenza a organizzazioni benefiche, creare confezionamenti più sostenibili e implementare politiche di riduzione degli sprechi all’interno delle catene di fornitura sono passi concreti che possono fare la differenza.

 

Che dire, è stato un modulo davvero interessante e pieno di spunti utili grazie ai tanti interventi di persone ed esperti che supportano l’ecosistema del Verona Agrifood Innovation Hub. Ora è il tuo turno di assumere il ruolo di catalizzatore di questo cambiamento. Come pensi di contribuire all’economia circolare nella tua vita quotidiana?

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